Garama

Pier Luigi Andreoni - Riccardo Sinigaglia - Francesco Paladino

Garama 2015

Nel 1985, in quello che fu agli occhi di molti un decennio di declino culturale e di sostanziale stallo per quel che riguarda le espressioni più “colte” della musica contemporanea, un ensemble italiano, The Doubling Riders, fu in grado di seminare quattro dischi totalmente fuori dal coro. L'ultimo di questi, “Garama”, resta forse assieme a “Generazioni del cielo” di Roberto Cacciapaglia, il miglior esempio made in Italy di commistione tra musica colta (taluni direbbero, forse, “classica”) e nobiltà popolare (tradizione folk tipicamente mediterranea).

Le nove miniature di cui si compone questo disco abbattono infatti, fra le prime, quei confini che in un universo accademico avrebbero rappresentato all'epoca (e in parte ancor oggi) condizioni necessarie per la fruizione della musica. In primo luogo la concezione di musica stessa, ripudiata in favore di quella più ampia ed eterogenea di suono, all'interno della quale possono convivere coerentemente il canto lirico della lussuosa title track e il carillon elettronico della giocosa “Triboli Gao”, il recitato vocale narrante sulla base esotico-etnica di “La pista del Kidal” e il tribalismo di “Plus Nubiae”.

Non c'è più spazio per la struttura logica e per l'idea della musica come prodotto razionale: sulla strada inaugurata in precedenza (quasi solo) dai Popol Vuh, nonché in netto anticipo su tutto quel che i corrieri californiani avrebbero prodotto in quegli stessi anni, il trio italiano pone l'atmosfera e l'evocazione come uniche coordinate del proprio sound. E questo pur tenendosi ben più vicino a un'esperienza squisitamente cameristica, dunque prevedendo nell'attitudine un'evoluzione che a livello di sound era ancora da venire, elaborandone i presupposti a partire dalle origini.

Così nell'oscura “Djerat” il contatto arriva anche con le sperimentazioni tonali e timbriche del panorama colto tra Quaranta e Cinquanta, mentre la splendida “Oltre Cydamus” inietta effusioni orientali in un mantra à-la-Fricke. “Ultimi porti” sembra anticipare di almeno cinque anni il meglio della futura mania new age e la meditazione sciamanica de “I graffiti di Orione e delle Pleaidi” tende la mano ad Alio Die e alla sua sostanza spirituale sonora, con tanto di dedica (che è superfluo spiegare) a Henri Lothe.

Una gemma nascosta che ora torna a splendere, una cartina di tornasole in grado a posteriori di suggerire una serie di direttrici che avrebbe costituito l'ossatura dell'odierno concetto di musica atmosferica. Ma prima ancora di tutto questo e soprattutto, un disco bellissimo. Si è detto tutto tranne i nomi dei tre componenti di quest'esperienza misconosciuta e sotterranea, nomi che pronunciamo in chiusura così da riservare alla lettura un finale a sorpresa, che speriamo invogli ulteriormente ad approfondire: Pier Luigi Andreoni, Riccardo Sinigaglia e Francesco Paladino.

--- Matteo Meda - OndaRock . 23 settembre 2015

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World!

Pier Luigi Andreoni - Riccardo Sinigaglia - Francesco Paladino

Cover

Terzo capitolo per i Doubling Riders di Pier Luigi Andreoni, Riccardo Sinigaglia e Francesco Paladino, e primo in formato digitale. Il suono si fa più omogeneo e all'ascolto potrebbe sembrare meno "sorprendente" dei precedenti lavori in vinile, ma è anche meno dispersivo, ed ora ha una sua "identità", un proprio marchio musicale che lo distingue.

Il progetto è più focalizzato e le idee sono sviluppate e condivise con gli altri musicisti coinvolti. Non più, quindi, un contributo "a distanza" (magari su una traccia già definita...) ma un confronto artistico vissuto negli stessi spazi e nello stesso tempo: un disco "collettivo", sinergico nei cuori e nelle menti.

"...non si può fare a meno, parlando di Doubling Riders, di pensare ad una bolla. Leggera, trasparente. Non si può fare a meno di pensare a qualcosa che c'è nel silenzio ed al silenzio ritorna. Un silenzio che avvicina, che accomuna, che spiega. Un silenzio che trova nella musica il suo modo di farsi captare ..."

(A. Fiori Carones - sul n° 34 di Urlo).

Molti i collaboratori anche in questa occasione: Stormy Six, Gruppo Folk Internazionale, Ensemble Havadià, Futuro Antico, Muta Metu, La 1919, N.o.r.m.a., Zint ...

World! è il titolo, ed è già un manifesto, una perfetta sintesi dell'universo emotivo che ci attende: la musica è al solito spuria, i ritmi si son fatti più insistenti e l'ascoltatore si ritrova su percorsi contaminati dal mondo e dalle genti.

Le tracce scorrono una dopo l'altra in un caleidoscopico universo emotivo, tra suoni sintetici e reali: balli, viaggi, luoghi, speranze, memorie, acqua, terra, i balcani, l'oriente ... il tutto permeato da una sottile e calda vena melanconica; solo il trittico finale di "Tiddley Winks" sembra più freddo, quasi una didascalia sonora per qualche altro progetto multimediale.

Il CD esce nel 1989 per la milanese Supporti Fonografici e viene distribuito dalla Recommended Records Italia (la ADN di Marco Veronesi & co, che ne realizzerà, poi, un'edizione "deluxe" nel '91, autografata dai musicisti).

--- Odiladilu


Doublings & Silences Vol. II

Pier Luigi Andreoni - Riccardo Sinigaglia - Francesco Paladino

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L’album è doppio, la confezione, molto elegante, è un box nero contenente i due vinili, un booklet con tutte le informazioni necessarie e una stampa riproducente un dipinto del famoso e compianto Gustavo Foppiani al quale il disco è dedicato. Al duo iniziale si affianca Riccardo Sinigaglia (tra gli sperimentatori italiani più interessanti emersi in Italia negli anni ’80 in quella zona di confine tra pop e avanguardia che tanti gioielli ci ha regalato in quella decade), che diventerà membro stabile del gruppo per tutti gli anni a venire e, tra i tanti collaboratori al disco, troviamo artisti di altissimo livello (personaggi del calibro di Pascal Comelade, Mario Arcari, Giovanni Sturmann, Piero Milesi, Christina Kubisch, Roberto Musci, Raffaele Serra, Gregorio Bardini, Tommaso Leddi…).

Per quello che riguarda le sonorità il disco non si discosta particolarmente dal primo nonostante una più marcata presenza di tastiere (l’onnipresente Yamaha DX7) e computers.

Nel primo disco spiccano i classici toy instruments comeladiani dell’iniziale “Venice calles“, le tastiere gotiche di “Little Penguins in Love” e quelle delicatissime di “Artery of The Sun“. Nel secondo si fanno apprezzare l’elettronica 80’s di “Azur Noise“, a metà tra ambient ed elettronica colta, i fiati distesi (siamo sempre dalle parti del Riley di “Poppy Nogood…“) di Alain Neffe in “Confidential Eggs“, le sincopi a singhiozzo di chiara ascendenza Eno/Byrne di “A poetry of broken hearts“, il recitato su soffice base elettronica alla Laurie Anderson di “The Lacerny Of the Harpstrings“, la lunga improvvisazione bucolica in stile Aktuala di “The Last Picture” con la coppia flauto/oboe vagamente psichedelica (Gregorio Bardini e Mario Arcari superlativi), l’elegante simmetria della conclusiva “Pyramid” dove ancora i flauti si evidenziano duettando con i toni gelidi delle tastiere e donandogli riverberi di calore.

Una attenzione speciale merita “La Partienze” primo brano nel quale i Doubling Riders collaborano con Mario De Leo e la sua inimitabile voce capace di unire i raga indiani con il canto popolare del sud Italia.

--- AbulQasim


Doublings & Silences Vol. I

Pier Luigi Andreoni - Francesco Paladino

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Il disco d’esordio del gruppo, pubblicato dalla ADN Recommended Records Italia di Milano e attribuito a F.P. & The Doubling Riders, è intitolato “Doublings & Silences – Volume I” (e già l’idea di un primo volume definisce l’ampio respiro del progetto e l’ambizione alta a realizzare qualcosa che nel tempo potesse svilupparsi e crescere), contiene ben 16 tracce che si muovono attraverso scenari assai diversi:

si va dalle malinconiche atmosfere classicheggianti di Doublings & Silences e Nights, a tenebrose apparizioni industrial come Neoplastie Part III, passando attraverso i ricordi minimalisti di The Warm Current, droning rileyani come H F A1 e Voilà Les Tropiques, le rimembranze elettrokraute di Chinese Rain e "canzoncine" sghembe come Smell Into a Dream o vicine all’Eno più delirante come Possession and Treasures.

Tra i collaboratori fanno la parte del leone Alain Neffe , Alberto Andreoni, Giovanni Sturmann, Marino Benvisi e Gianni Defelici.

--- AbulQasim